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Sabado 23 de Marzo 2019

Non sono Chavez… ma sono suo figlio…!

22 Abril, 2013

Alleanza Bolivariana per i Popoli della No$tra America

Caracas, Venezuela | 22.04.2013

Titolo originale: Crónica de un fraude anunciado (Cronaca di una frode annunciata)
Generale Carlos Peñaloza

Nicolas Maduro sperava che la notte del 14 aprile sarebbe salito all’empireo cavalcando l’ombra del leader di Sabaneta (Hugo Chavez, ndt). Jorge Rodriguez gli aveva promesso che con Smartmatic non poteva perdere.
Ma Maduro era ragionevolmente agitato. Capriles lo tallonava secondo i sondaggi privati di Jessy e di Schemel, e per questo aveva ordinato che non fossero pubblicati. Jorge Rodriguez aveva insistito dicendo che che non doveva preoccuparsi, perché il sistema era blindato e l’operazione rimorchio alla fine della giornata avrebbe polverizzato l’opposizione, proprio come avevano fatto il 7-O (7 ottobre 2012, data delle ultime elezioni in cui Hugo Chavez era stato rieletto presidente, sconfiggendo l’oppositore Capriles – n.d.t.).

In quei momenti di euforia i congiurati contro l’integrità del sistema elettorale venezuelano credevano che tutto fosse sotto controllo. Le accuse di frode, che avevamo fatto noi come persone ben informate, erano state neutralizzate. Il Gruppo La Colina respirava ancora all’interno della MUD e di fronte aveva un glorioso percorso dedicato alle sue macchinazioni con i fratelli Castro. In questi sogni di grandezza per consolidare “L’Impero di Fidel” (1) non c’era posto per la sconfitta, solo un delirio di potenza totale ed assoluta. Venezuela sarebbe stata un’altra Cuba e lui, Maduro, sarebbe stato il vicerè, con aspirazione di ricevere lo scettro dalle mani di Raul.

Con questa certezza Maduro non si rese conto che era solo un “filo di paglia” nella burrasca. L’uragano che si sarebbe scatenato se si fosse rilevata la frode era impossibile. Si sbagliava.
La trappola non era blindata anche se molte persone avevano creduto la storia di Smartmatic che il sistema trasmette solo alla fine della giornata e che non è bidirezionale.
Questa è una palese menzogna confezionata per la gente che non conosce il campo dell’indagine telematica e le tecnologie all’avanguardia che esistono. La telematica è l’interrelazione tra le telecomunicazioni e l’informatica. Il sistema Smartmatic e la CANTV costituiscono un sistema telematico.

Queste falsità che Smartmatic e CNE ripetevano sono state denunciate ma il governo ha negato il fatto ed ha ignorato le accuse. Da parte sua il Grupo La Colina ha difeso la posizione del governo su questa materia ed ha convinto il MUD che il sistema Smartmatic fosse onesto, affidabile, credibile e blindato.

Due settimane prima delle elezioni del 14 aprile era arrivato negli Stati Uniti un nuovo esule politico in fuga dai corpi di sicurezza dello Stato venezuelano. Era Christopher Bello Ruiz, un ingegnere elettronico esperto in sicurezza dei sistemi informatici ed in telematica.
Questo ingegnere aveva una piccola società privata che aveva fatto parecchi lavori segreti nei computer di Diosdado Cabello. Una delle sue ultime commesse era stato un lavoro di controllo ordinato da Cabello nella rete di computer del CNE. Durante il lavoro, Bello individuò la presenza di reti segrete utilizzate per inviare messaggi illegali.
Curiosamente queste reti segrete non comprendevano idirettori del CNE e molti degli utenti clandestini erano al di fuori della struttura del CNE. Bello aveva preso nota degli account per monitorarli il giorno delle elezioni per denunciare l’uso illegale di informazione che si stava facendo.

Prima delle elezioni Cabello lo aveva accusato di rivelare informazioni personali ed aveva dato disposizioni affinché il SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligenza Nazionale, ndt) ed il CICPC (Corpo di Indagine Scientifica, Penale e Criminale, ndt) iniziassero ad indagare su du lui.

Bello si era reso conto che gli stavano preparando una “pentola marcia” per screditarlo e metterlo in prigione ed aveva deciso di lasciare il paese. L’ingegnere ora si trova negli Stati Uniti e sta chiedendo asilo politico. Christopher Bello ha informazioni riservate su una truffa realizzata il 14 aprile, che farà tremare non solo la CNE o del PSUV (Partito Socialista Unito di Venezuela, ndt), ma tutto il Venezuela. Questa informazione è ben custodita e sarà consegnata a alle autorità nordamericane nel caso in cui a Bello o a me succedesse qualcosa in conseguenza a questa denuncia.

Il CNE dice che le macchine inviano soltanto i dati alla centrale di conteggio tramite teleport, dopo la chiusura delle urne. Questa è l’nformazione che hanno ma, come nel caso del marito tradito, loro sono gli ultimi a sapere. La trasmissione effettivamente avviene alla fine delle elezioni, ma il segreto della frode è l’esistenza di reti segrete tra le macchine Smartmatic ed un controllo centrale clandestino a Cuba, la cui esistenza è sconosciuta ai direttori del CNE.

Il giorno delle elezioni questo sistema trasmette segretamente in tempo reale attraverso due reti all’interno di una rete intranet segreta, che ha un numero limitato e segreto di utenti. Intranet è una sorta di Internet privata, che hanno i governi e le grandi aziende. Una di queste reti che trasmettono i pacchetti di dati con le informazioni di voto in tempo reale.

Durante il giorno questi dati non vanno al CNE, ma probabilmente a Cuba. In una rete ultra-segreta un gruppo di utenti privilegiati, che non comprende i direttori del CNE ne i suoi gestori, comunicano privatamente. Questa rete “top secret” è la rete cubana. A quella hanno accesso soltanto uno o due venezuelani.
Attraverso la “Rete cubana” vengono trasmessi ogni ora aggiornamenti sui risultati progressivi delle elezioni in corso. Uno degli utenti è una persona del quartier generale della campagna Chavez. Questo implica che il comando sa quanti hanno votato, come sta andando l’elezione e quanti voti ha riscosso ciascun candidato. Con queste preziose informazioni segrete ed illegali il comando può prendere decisioni per assicurarsi la vittoria alla fine della giornata. Fintanto che si mantieneva il segreto il gioco era nelle loro mani.

Christopher Bello domenica 14 con le sue chiavi di accesso era riuscito ad entrare nel sistema informatico del CNE ed aveva monitorato la rete cubana, ottenendo informazioni sull’andamento del voto che mi ha passato durante la giornata.

Data l’importanza di far conoscere questa violazione della sicurezza del sistema e vista l’impossibilità di denunciarle alle autorità governative, ho deciso di renderle pubbliche attraverso il mio twitter @genpenaloza.
In quel momento ho considerato che il mio dovere di cittadino era al di sopra del divieto di trasmettere tali informazioni prima della chiusura. Ovviamente una banda fraudolenta aveva accesso alle informazioni ed era mio dovere segnalare questo fatto illegale.

Durante il corso della giornata, fino alle 17:00 Capriles era in testa nei conteggi. A quell’ora il suo vantaggio era del 3%. Da quel momento Bello mi ha riferito che aveva notato un’insolita raffica di voti per Maduro, che in pochi minuti aveva sorpassato con quasi il 9% di vantaggio quando si erano
contati 13.600.000 voti.
Pochi minuti dopo ci fu un’anticipazione di notizie in cui Jorge Rodriguez, visibilmente nervoso, diceva che avevano già votato 13.600.000 persone e che il processo stava andando bene. Come faceva Rodriquez a conoscere la quantità di votanti?

L’ingegnere Bello sta iniziando le procedure per richiedere asilo politico ed offre al Comando Bolivar accesso alle informazioni che ha. Le prove di tale truffa sono al sicuro. Mi auguro che i dirigenti di tale comando si mettano in contatto con me al più presto possibile.

Il caso di Bello si aggiunge adesso a quello di Anthony Daquin, un ingegnere di sistemi esiliato politico. Anche Daquin ha avuto accesso ai sistemi del CNE ed ai sistemi per le carte d’identità ed è persino andato a Cuba per istruirsi.
Daquin è esiliato negli Stati Uniti ed ha rilasciato dichiarazioni alla CNN prima delle elezioni. Questo fatto ha causato allarme tra i cubani che controllano il sistema. Ora Bello conferma che le denunce che sto facendo da più di un anno.

Bello e Daquin sono disposti a testimoniare davanti ai tecnici del Comando Bolivar per fornire maggiori dettagli della frode e presentare le loro prove.

(1) L’Impero di Fidel è il mio libro sulla interferenza di Castro in Venezuela nel tentativo di conquistare il nostro petrolio.

Fonte: SalaStampa.Eu – SaladePrensa.Tel
Traduzione e credito immagine: © 2013 Dolores de La Press.
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